In che modo si passa dal concetto alla variabile?
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Concetto → ancoraggio ad un oggetto → proprietà → operazionalizzazione → variabile
Es:
- Concetto: che cos’è la religiosità? → credere nell’esistenza di una divinità
- Ancoraggio ad un oggetto: cosa comporta credere nell’esistenza di una divinità nel contesto che considero? → credere nel Dio cristiano
- Proprietà: qual è la conseguenza di credere nel Dio cristiano? → appartenere alla chiesa cattolica
- Operazionalizzazione: cosa faccio operativamente se appartengo alla chiesa cattolica/quale comportamento è legato alla religiosità? → agire secondo i dettami della chiesa
- Variabile: come posso misurare l’aderenza ai dettami della chiesa cattolica? → andare a messa tutte le domeniche
Indicatori
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Strumenti che ci permettono di cogliere le proprietà di un concetto.
Gli indicatori sono legati al concetto attraverso un rapporto di indicazione, che ci permette di scendere dalla scala di generalità ed entrare nello specifico.
Ogni indicatore ha una due parti:
- una parte indicante, legata alla dimensione che vogliamo analizzare
- una parte estranea, che non ci da indicazioni riguardo al nostro concetto
Un indicatore può sovrapporsi solo parzialmente al concetto per il quale è stato scelto, per cui sono necessari più indicatori per cogliere le varie dimensioni del concetto.
QUali fasi vanno seguite per rilevare i concetti?
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In che cosa consiste l’operativizzazione?
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Secondo Lazarsfeld ci sono 4 fasi che portano all’operativizzazione di un concetto:
- La rappresentazione figurata del concetto
- La specificazione del concetto
- La scelta degli indicatori
- La trasformazione degli indici
Come avviene l’operativizzazione dei concetti nell’analisi secondaria?
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In una analisi secondaria, l’operativizzazione dei concetti avviene in maniera diversa rispetto ad un’analisi primaria, dove il ricercatore deve partire da zero → il ricercatore ha già del materiale e deve adattarlo ad i propri scopi. Suddetto materiale deve contenere degli indicatori adeguati per rilevare empiricamente i concetti che vogliamo utilizzare, in più si devono scegliere variabili che fanno parte di uno strumento di rilevazione (es: batteria di domande).
A volte per, il ricercatore secondario potrebbe dover considerare un concetto nuovo non operativizzato, ed in questo caso deve selezionare degli indicatori inclusi nei dati secondari che possiede.
Misurazione
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Attività di mettere in connessione concetti astratti e indicatori empirici, un processo che permette di rendere più preciso il nostro approccio teorico a partire dalla valutazione della validità degli indicatori.
Quali sono le due forme di validità degli indicatori?
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Qual è il principale criterio per la scelta degli indicatori?
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Principalmente ci si basa sulla scelta tra indiatore teorico ed empirico, che si valuta in base alla coerenza teorico-semantica (in base alle variabili del dataset il ricercatore sceglie quelle che appartengono maggirmente all’ambito semantico del concetto da operativizzazione e il funzionamento empirico (si controlla se gli indicatori scelti si associano positivamente tra loro e si confermano alle aspettative teoriche nelle relazioni empiriche con le variabili.
Quali sono gli altri possibili approcci alla scelta degli indicatori?
Oltre alla scelta tra teorico ed empirico
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Ricodificare la variabile
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Raggruppare le classi di una variabile in un numero minore per evitare la dispersione delle osservazioni. Essa è diversa dalla riduzione delle modalità di risposta, perchè questa è svolta per semplificare un’indagine (ma perdendo ricchezza di dettagli), mentre la ricodifica viene fatta solo al fine di lasciare inalterata la misurazione delle variabili o diminuirla (es: far diventare una variabile cardinale ordinale).
Armonizzazione dei dati
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Quando si combinano dati provenienti da indagini diverse, queste devono contenere variabili riferite agli indicatori scelti. Solitamente viene creata una matrice detta trend-file che contiene le variabili in tutte le ondate fatte nel tempo, in modo da avere tutto in un unico posto e risparmiare tempo e risorse.
In che modo può essere affrontata l’analisi con indicatori multipli?
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Esistono due strategie:
- Strategie theory-driven → più tipico del ricercatore primario che può non avere dati precedentemente raccolti a disposizione
- Strategie data-driven → può essere adottato dal ricercatore secondario
Il tipo di analisi poi cambia in base alla variabile.
Analisi di indicatori multipli per le variabili cardinali
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Analisi di indicatori multipli per variabili nominali
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Equivalenza dello strumento
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È il grado con cui uno strumento di misurazione (es: questionario) è valido per tutte le indagini che stiamo analizzando. Ci si deve chiedere se lo strumento sia in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio, o la misurazione sia legata a situazioni che cambiano da indagine ad indagine.
Le forme di equivalenza di uno strumento sono 3:
- Equivalenza di configurazione: implica che la lista degli indicatori debba essere la stessa per tutti i contesti → in questo caso è possibile confrontare solo a livello espressivo i dati.
- Equivalenza metrica: implica che la lista degli indicatori e le relazioni tra gli indicatori debbano essere le stesse in tutti i contesti → in questo caso è possibile solamente confrontare le relazioni tra diverse misure.
- Equivalenza scalare: implica che la condivisione della scala e del punto di partenza in tutti i contesti → in questo caso è possibile confrontare sistematicamente le medie delle misure tra i diversi contesti.