Prima Parte Flashcards

(17 cards)

1
Q

Cosa è il diritto tributario?

A

Il diritto tributario è l’insieme delle disposizioni che disciplinano i tributi. Queste disposizioni possono essere disposizioni sulle fattispecie positive (elementi al cui verificarsi sorge l’obbligo di corrispondere una somma di denaro) oppure norme che riguardano i procedimenti di accertamento e riscossione dei contributi. In particolare, il rapporto fra l’ente impositore (soggetto attivo) che preleva ricchezza delle economie private per pagare i propri doveri istituzionali e il contribuente (soggetto passivo) prende il nome di rapporto obbligatorio d’imposta.

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2
Q

Cosa è l’entrata tributaria e come possono essere classificate?

A

Il concetto di entrata tributaria rientra nella nozione di entrata di natura pubblica, cioè l’insieme delle risorse che affluiscono allo Stato per far fronte alle spese che deve sostenere per assolvere alle proprie finalità istituzionali. Le entrate tributarie possono essere classificate in vario modo:
Entrate di diritto pubblico/privato: a seconda della disciplina pubblicistica o privatistica di quel particolare rapporto
Entrate a titolo originario/a titolo derivato: le prime sono connesse allo sfruttamento del territorio nazionale, le seconde sono tutte le altre.
Entrate commutative/contributive: le prime scaturiscono da uno scambio di utilità economiche fra Stato e consociato (entrata a fronte di una utilità che consegue il soggetto chiamato a corrispondere quel contributo), le seconde, al contrario, non prevedono uno scambio di utilità.

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3
Q

Quali sono i requisiti di un tributo?

A

Ci sono dei requisiti – che possiamo ricavare dalla lettura delle norme – in merito ai tributi:
Coattività: prelievo di ricchezza che lo Stato impone, quindi coattivamente nei confronti del contribuente. Quindi il tributo è sempre un’entrata coattiva, è sempre imposto dall’autorità e questo lo rende indipendente dalla volontà di chi subisce il prelievo.
Obbligazione a effetti definitivi: il tributo comporta il sorgere di un’obbligazione (questo distingue l’entrata tributaria dalle altre forme di esercizio di coattività).
Deriva da un fatto economico: questo distingue i tributi dalle sanzioni che, invece, sono legate al verificarsi di un fatto illecito.
Realizza il concorso alla spesa pubblica: è destinato a finanziare lo Stato o un ente pubblico (non può essere tributo una prestazione imposta il cui creditore sia un soggetto privato)

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4
Q

Distinzione tra servizio divisibile e indivisibile

A

Servizio divisibile ossia il servizio che il consociato può fruire da solo in quanto singolo (es. istruzione o trasporto; il consociato manifesta la volontà di usufruirne).
∙ Servizio indivisibile cioè utilizzabili dai consociati in quanto componenti della collettività (es. difesa o ordine pubblico)
Questa divisione è importante perché i servizi divisibili sono finanziati mediante tasse, quindi il singolo utente corrisponde il costo del servizio, viceversa i servizi indivisibili sono finanziati dalle imposte quindi una prima definizione di imposta può essere quella di prestazione a carattere contributivo sganciata da qualsiasi rapporto di scambio di utilità con l’ente impositore. Finalizzata a ripartire le spese pubbliche tra gli appartenenti alla collettività in ragione della cosiddetta capacità contributiva di ciascun consociato.

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5
Q

Cosa è l’imposta?

A

L’imposta, quindi, presuppone l’esercizio di sovranità da parte di un ente impositore e ha come causa legis la necessità di procurare entrate finanziarie all’ente e dal punto di vista del titolo giustificativo del prelievo possiamo distinguere due orientamenti dottrinali: secondo il primo l’imposta è dovuta in funzione della forza economica espressa dal soggetto (capacità contributiva) mentre, secondo l’altro orientamento, la funzione dell’imposta è di suddividere la spesa per quei servizi indivisibili che lo Stato eroga per la comunità ripartendo fra tutti i consociati il costo di questi (quindi ha la funzione di criterio di riparto dei costi pubblici).
Le imposte si classificano in dirette e indirette in base al modo in cui colpiscono la capacità contributiva del soggetto. Le imposte dirette gravano direttamente sulla ricchezza del contribuente, sia nel momento in cui essa viene prodotta, sia quando è semplicemente posseduta. Esse si basano su indici immediati e permanenti della capacità contributiva, come il reddito o il patrimonio, e hanno carattere tendenzialmente personale perché tengono conto delle condizioni economiche del soggetto. Un esempio tipico è l’IRPEF, che colpisce il reddito complessivo delle persone fisiche con criteri di progressività, oppure l’IMU, che incide sulla proprietà immobiliare. Le imposte indirette, invece, colpiscono la ricchezza nel momento in cui questa viene trasferita o consumata, gravando su manifestazioni mediate della capacità contributiva. Esse si applicano su atti, contratti, consumi o trasferimenti di beni e servizi, senza considerare in modo diretto la situazione personale del contribuente. Hanno quindi natura prevalentemente reale e proporzionale, come l’IVA, che incide sulle transazioni commerciali, o l’imposta di registro sui trasferimenti immobiliari.
Inoltre, le imposte si distinguono anche in personali o reali. Se nella disciplina del tributo ha rilievo la situazione personale/familiare del titolare del reddito si tratterà di imposta diretta e personale, mentre se l’imposta colpisce il fatto espressivo di capacità contributiva senza alcuna correlazione con la situazione personale/familiare del titolare sarà un’imposta reale (ad esempio l’IVA colpisce tutti i consumi a prescindere dalla situazione del soggetto che realizza quel consumo, infatti è un’imposta diretta e reale).

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6
Q

Cos’è la tassa?

A

La tassa è una somma di denaro che un ente pubblico chiede quando svolge un’attività o offre un servizio che riguarda direttamente una persona specifica. C’è quindi uno scambio: il cittadino paga perché riceve un servizio o un vantaggio concreto (ad esempio il rilascio di un documento). Anche nel caso della tassa, l’obiettivo finale è ottenere un’entrata per lo Stato, ma il motivo del pagamento è il fatto che il soggetto benefici direttamente dell’attività dell’ente. Imposte e tasse hanno in comune il fatto di essere stabilite dalla legge, ma svolgono funzioni diverse. L’imposta serve a far partecipare tutti i cittadini alle spese pubbliche necessarie per i servizi che non possono essere destinati a singoli individui (come sicurezza o difesa). La tassa, invece, serve a regolare il rapporto di scambio tra l’ente pubblico e il singolo cittadino che richiede uno specifico servizio pubblico.

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7
Q

Cosa sono i monopoli e i contributi?

A

Una terza specie di tributi è rappresentata dal monopolio: di fatto si ha monopolio quando, in un determinato mercato, un solo soggetto è l’unico a svolgere una data attività economica; il monopolio giuridico si ha invece quando una norma di legge vieta ai privati di svolgere una determinata attività che viene riservata in via esclusiva allo Stato o a un altro ente pubblico.
Il monopolio giuridico può essere:
monopolio giuridico di diritto: si ha quando la legge stabilisce che un’attività deve essere gestita in esclusiva dallo Stato per un interesse generale. In passato, ad esempio, la televisione pubblica era riservata solo alla RAI.
monopolio giuridico fiscale: quando lo Stato mantiene l’esclusiva su un’attività soprattutto per ricavare entrate. È il caso dei tabacchi o delle lotterie: chi sceglie di acquistare quei prodotti paga un prezzo che serve anche a finanziare l’erario, in modo simile a un’imposta sui consumi.
Infine, è denominato contributo (o tributo speciale) quel particolare tributo richiesto a specifiche categorie di persone che traggono un vantaggio particolare dalla realizzazione di un’opera pubblica destinata a tutti, come una strada o un’opera urbanistica. In sostanza, il contributo è un pagamento obbligatorio che si giustifica perché il soggetto che lo paga ottiene un beneficio diretto e specifico dall’attività svolta dall’ente pubblico

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8
Q

Cosa dice il principio di riserva di legge?

A

Il principio di riserva di legge, previsto dall’articolo 23 della Costituzione, dice che nessuna persona può essere obbligata a versare soldi o a fare prestazioni personali se non c’è una legge che lo stabilisce. Questo principio serve a garantire che solo il Parlamento, cioè l’organo rappresentativo dei cittadini, possa decidere in materia di tributi. In questo modo si rispetta la volontà popolare e si proteggono i diritti dei contribuenti. Nel campo delle tasse, però, questa riserva non è “assoluta” ma “relativa”. Significa che la legge deve fissare gli elementi fondamentali del tributo: chi deve pagare (soggetto passivo), cosa viene tassato (presupposto impositivo), quanto si paga (aliquota) e su cosa si calcola (base imponibile), oltre alle eventuali esenzioni. Tutti gli altri aspetti più tecnici o di dettaglio possono invece essere stabiliti da altre fonti secondarie, come regolamenti o decreti.

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9
Q

Quali sono i principi fondamentali?

A

I principi del sistema tributario italiano sono fondati sulla Costituzione, che stabilisce i criteri generali cui il legislatore deve attenersi nella disciplina dei tributi. Tra questi, un ruolo centrale è svolto dal principio di capacità contributiva, sancito dall’articolo 53, secondo cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Tale principio impone di commisurare l’imposta alla reale situazione economica del contribuente, garantendo che l’imposizione si fondi su indici concreti, come il reddito, il patrimonio o i consumi, evitando tassazioni arbitrarie o sproporzionate. Ad esso si collega strettamente il principio di progressività, anch’esso previsto dall’articolo 53, in base al quale l’imposta deve crescere proporzionalmente alla ricchezza del contribuente, assicurando una distribuzione equa del carico fiscale e un sacrificio adattato in relazione alle condizioni economiche individuali. La progressività si realizza in particolare nell’ambito delle imposte sul reddito, come l’IRPEF, attraverso l’applicazione di aliquote crescenti. Accanto a questi principi, la giurisprudenza riconosce l’importanza del principio di legalità, sancito dall’articolo 23 della Costituzione, che vieta l’imposizione di tributi senza una legge che ne determini i presupposti e le modalità, e garantisce così certezza e trasparenza nel rapporto tra fisco e contribuente. Rilevante è anche il principio di uguaglianza tributaria che impone parità di trattamento a parità di condizioni economiche e vieta discriminazioni ingiustificate. Tali principi, nel loro insieme, assicurano la legittimità e la sostenibilità del sistema tributario, orientandosi verso il rispetto della giustizia sociale, della solidarietà e dell’equità, nel quadro dei valori costituzionali.

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10
Q

Come funzionano i principi di capacità contribuiva e di progressività?

A

Il principio di capacità contributiva è sancito direttamente dalla Costituzione, all’articolo 53, il quale stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Tale principio esprime un criterio di giustizia fiscale e funge da limite e guida per il legislatore nella determinazione dei presupposti e delle modalità dell’imposizione tributaria. La capacità contributiva si configura come l’idoneità economica del contribuente a partecipare al finanziamento della spesa pubblica. Essa si manifesta attraverso indici economicamente rilevanti, come il possesso di redditi, il patrimonio, i consumi, che costituiscono la base imponibile su cui si applica il tributo. Tali indici devono essere concreti, attuali e riferibili al soggetto passivo, affinché l’imposizione sia conforme al dettato costituzionale. Un’imposta che colpisca un indice presunto, fittizio o scollegato da una reale disponibilità economica del contribuente potrebbe essere ritenuta incostituzionale. Questo principio è strettamente collegato a quello della progressività dell’imposizione, previsto dallo stesso articolo. La progressività si realizza principalmente nell’ambito dell’imposizione diretta, come l’IRPEF, attraverso un sistema di aliquote crescenti rispetto al reddito. Essa ha la funzione di modulare il sacrificio richiesto al contribuente in base alla sua effettiva ricchezza, seguendo il principio di equità sostanziale.

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11
Q

Quali caratteri deve avere la capacità contributiva?

A

La corte costituzione ha affermato che la capacità contributiva di cui parla l’art.53 deve essere una capacità contributiva:
attuale → il momento della percezione del reddito deve coincidere tendenzialmente con il momento in cui avviene la tassazione (io oggi percepisco il reddito, io oggi vengo tassato). Nel nostro sistema l’individuo è tassato oggi per i redditi che ha percepito l’anno scorso. La retroattività è possibile e questo viene ritenuto comunque costituzionalmente legittimo dalla corte costituzionale per un principio di prevedibilità
effettiva → non sono legittime presunzioni rispetto alla manifestazione da parte del soggetto di una forza economica, la ricchezza non può essere meramente potenziale. Il legislatore tributario non può presumere che io abbia realizzato un fatto espressivo di capacità contributiva ma ci deve essere un riscontro effettivo che io effettivamente abbia realizzato quel presupposto d’imposta.

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12
Q

Quali sono le fonti di produzione delle norme tributarie?

A

Sulla base del principio di riserva di legge (art.23, Cost.), solo atti legislativi di rango primario possono introdurre tributi. Quindi sono sicuramente più importanti numericamente le fonti statali di produzione di norme tributarie: le leggi e i decreti-legge e legislativi statali ma anche le leggi regionali.
I decreti-legge sono provvedimenti provvisori con forza di legge che possono essere adottati dal Governo in casi straordinari di necessità ed urgenza; hanno efficacia dal giorno della pubblicazione (se non è stabilità una data diversa) e perdono efficacia ex tunc se non sono convertiti in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione.
Altre fonti del diritto tributario sono sicuramente i regolamenti, fonti di rango secondario. I regolamenti esecutivi vanno a dettagliare ciò che le norme di legge prevedono in termini generali o astratti mentre i regolamenti attuativi o integrativi completano una disciplina già prevista dalla legge (es. la legge indica max e min di aliquota, il regolamento attuativo fissa l’effettiva aliquota da applicare).
Le circolari dell’Amministrazione Finanziaria costituiscono invece norme di condotta. Generalmente quando viene emessa una nuova norma tributaria l’Amministrazione Finanziaria emana una circolare, ossia una norma di condotta attraverso la quale illustra il significato e l’interpretazione di quelle norme. Le circolari sono quindi atti interni all’amministrazione e non costituiscono fonti del diritto.
Lo stato deve indicare alle regioni quelli che sono gli oggetti imponibili e la regione potrà così istituire tributi propri: tributo istituito da leggi regionali. I tributi propri derivati sono invece istituiti e regolati da leggi statali e solo il gettito è attribuito alle regioni. Le addizionali sono invece tributi calcolati su base imponibile di tributi statali, quindi le regioni con propria legge possono modificare le aliquote del tributo previamente istituito con legge statale.

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13
Q

Efficacia e estensione dell’emanazione

A

Il primo aspetto è l’emanazione. Tutte le leggi e provvedimenti legislativi hanno una data. Diversa dall’emanazione è la vigenza, cioè il momento dell’entrata in vigore; questo momento tendenzialmente coincide con il decorso della cosiddetta vacatio legis, infatti una legge tendenzialmente entra in vigore dopo 15 giorni dall’emanazione.
Con riferimento all’efficacia della legge nello spazio dobbiamo distinguere fra efficacia ed estensione. Quando parliamo di efficacia intendiamo dire che la legge tributaria esplica i suoi effetti esclusivamente nel territorio politico nazionale, sottoposto alla sovranità dello stato.
Con il concetto di estensione ci riferiamo invece al luogo in cui ha sede il presupposto d’imposta. Il legislatore nazionale può scegliere come presupposto d’imposta anche un fatto che si è verificato al di fuori dei confini nazionali; l’unico limite che incontra è rappresentato da quel canone di ragionevolezza e coerenza che troviamo nell’art.3 della Costituzione.

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14
Q

Cos’è lo statuto dei diritti del contribuente e quali sono le funzioni? Cosa sono le metanorme?

A

Lo Statuto dei diritti del contribuente rappresenta un fondamentale punto di equilibrio tra potere impositivo dello Stato e tutela del contribuente. La sua funzione è duplice: da un lato assicura garanzie procedurali nei rapporti tra fisco e cittadino; dall’altro lato, nei suoi primi articoli, contiene delle metanorme, cioè norme che dettano regole al legislatore stesso nella produzione delle leggi tributarie. Queste metanorme non si limitano a disciplinare i comportamenti dell’amministrazione finanziaria, ma pongono vincoli e criteri formali e sostanziali alla formazione della legislazione fiscale. Tra i principi fondamentali rientra quello secondo cui il sistema tributario deve essere ispirato a chiarezza e trasparenza, con norme facilmente comprensibili e coerenti con i principi costituzionali. Una delle più rilevanti metanorme è il principio di irretroattività delle norme tributarie. Inoltre, viene previsto che ogni disposizione in materia fiscale debba essere formulata in articoli specificamente rubricati e non possa essere introdotta in modo generico all’interno di leggi di altra natura. Il legislatore è tenuto, inoltre, a rispettare un termine minimo di sessanta giorni tra la pubblicazione della norma e la sua entrata in vigore, in modo da consentire ai contribuenti un’adeguata conoscenza e preparazione. Un altro principio fondamentale riguarda il divieto di introdurre nuovi tributi o di aumentare il carico fiscale mediante decreto-legge, salvo che ciò avvenga con approvazione parlamentare entro i termini costituzionali. Questo vincolo rafforza la garanzia democratica nella formazione delle norme tributarie, riducendo il ricorso a strumenti d’urgenza che potrebbero ridurre il dibattito parlamentare e i diritti dei cittadini. Le metanorme dello Statuto, pur essendo formalmente norme di legge ordinaria esprimono principi generali ispirati alla Costituzione. Esse impongono un modello di produzione normativa improntato a legalità, trasparenza e coerenza sistematica. Le metanorme contenute nello Statuto dei diritti del contribuente sono un presidio essenziale contro l’arbitrarietà normativa in materia tributaria. Esse guidano il legislatore nella creazione di un diritto tributario razionale, garantista e conforme ai principi costituzionali, tutelando la posizione del contribuente fin dalla fonte della norma.

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15
Q

Cos’è l’interpello?

A

L’interpello è lo strumento attraverso il quale il contribuente può rivolgersi preventivamente all’Amministrazione finanziaria per ottenere un parere ufficiale e vincolante sull’interpretazione di una norma tributaria, quando sussistano condizioni di obiettiva incertezza in merito alla sua corretta applicazione a un caso concreto (perché non sono legittimato ad interpellare l’Agenzia delle Entrate per formulare delle questioni puramente teoriche) e personale significa che deve riguardare il contribuente che propone l’istanza di interpello). La finalità è quella di garantire al contribuente chiarezza e certezza sul proprio comportamento fiscale, evitando future contestazioni e contenziosi.
La presentazione dell’istanza avviene in forma scritta e deve contenere in modo chiaro e completo i dati del contribuente, la descrizione del caso concreto, le norme di riferimento e i dubbi interpretativi sollevati. L’Amministrazione ha l’obbligo di rispondere entro termini stabiliti dalla legge (generalmente 90 giorni, salvo tipologie particolari di interpello); la risposta, se fornita nei termini, vincola l’Amministrazione stessa nei confronti del richiedente, impedendole di adottare in futuro un comportamento difforme per il medesimo caso di specie. Esistono diverse tipologie di interpello

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16
Q

Cos’è l’interpello ordinario?

A

L’interpello ordinario (Interpello Interpretativo) rappresenta la tipologia di interpello più comune. Il contribuente ha diritto a porre un quesito volto a individuare il significato giuridico esatto di una disposizione di legge che si presenta come obiettivamente incerta nella sua applicazione rispetto alla fattispecie concreta e personale del contribuente e chiedere qual’è la corretta applicazione.
LE CONDIZIONI DI AMMISSIBILITÀ DELL’INTERPELLO ORDINARIO
La prima condizione di ammissibilità è che vi sia uno stato di obiettiva incertezza sull’interpretazione di una norma fiscale o sulla qualificazione di una determinata fattispecie.
La seconda condizione è che l’istanza di interpello sia preventiva.
La terza condizione è rappresentata dal carattere di novità del quesito sottoposto dall’Agenzia delle Entrate, quindi è esclusa la presentabilità di un’istanza se un contribuente ha già ottenuto un parere da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
L’istanza deve essere poi dotata di un grado minimo di completezza formale, quindi deve quantomeno contenere le generalità del contribuente e la descrizione circostanziata e specifica della fattispecie portata all’esame dell’Amministrazione Finanziaria.
Se l’istanza di interpello è difettosa di qualche elemento (quindi non è regolare, ma manca di qualche elemento essenziale), l’Amministrazione Finanziaria manda al contribuente un invito alla regolarizzazione.
L’amministrazione può anche chiedere al contribuente una documentazione integrativa necessaria a fornire la risposta: se il contribuente fornisce la documentazione, l’Amministrazione deve rispondere entro 60 giorni; se il contribuente non ottempera entro 1 anno alla richiesta di documentazione integrativa, l’istanza si intende rinunciata, salva la possibilità per il contribuente di presentare una nuova istanza. L’Amministrazione che riceve un’istanza di interpello deve fornire al contribuente una risposta entro 90 giorni. Qualora questo termine decorra senza che il contribuente riceva una risposta, si consolida l’interpretazione fornita dal contribuente nella sua istanza di interpello attraverso il meccanismo del cosiddetto silenzio assenso.

17
Q

Cos’è l’interpello probatorio/antiabuso/disapplicativo/sui nuovi investimenti?

A

INTERPELLO PROBATORIO
Serve quando la legge richiede certi requisiti o condizioni e il contribuente vuole sapere se, nel suo caso concreto, questi risultano soddisfatti. L’interpello probatorio è un interpello tassativo, quindi è limitato alle ipotesi legislativamente definite, non è obbligatorio ed è spesso corredato da obblighi di segnalazione quanto quale contropartita dell’eliminazione dell’obbligatorietà, ossia il contribuente è tenuto a comunicare all’Amministrazione determinati elementi informativi e tale obbligo è rafforzato dalla previsione di specifiche sanzioni.
INTERPELLO ANTIABUSO
Una terza tipologia di interpello codificata sempre nell’articolo 11, è l’interpello antiabuso.
In particolare, io (contribuente) non so se i negozi giuridici che scelgo per organizzare i miei affari costituiscano degli escamotage per eludere le norme fiscali, quindi sono in dubbio rispetto alla possibilità che quel tipo di comportamento che io pongo in essere venga domani contestato dall’Agenzia delle Entrate attraverso il divieto di abuso del diritto o elusione fiscale.
L’ordinamento prevede per me, prima che io ponga in essere quel comportamento, di chiedere un quesito rispetto all’applicazione della disciplina antiabuso rispetto la mia fattispecie concreta.
INTERPELLO DISAPPLICATIVO
Permette di chiedere all’Amministrazione di non applicare una norma antielusiva che, in quel caso specifico, sarebbe ingiustificata. In caso di mancata risposta nei termini, si forma il silenzio-assenso, con conseguente accoglimento della soluzione interpretativa proposta dal contribuente.
INTERPELLO SUI NUOVI INVESTIMENTI
Nasce dall’esigenza di dare certezza a tutti quei soggetti – residenti o non residenti – che intendono effettuare investimenti rilevanti in Italia sotto il profilo del trattamento fiscale, degli investimenti e delle operazioni societarie che questi soggetti stanno per pianificare
I soggetti che possono effettuare l’istanza di interpello sono rappresentati da imprenditori individuali (quindi da persone fisiche), dalle società di capitali e dagli altri enti residenti nonché i trust, quindi soggetti che hanno quale oggetto esclusivo principale l’esercizio di un’attività commerciale.
Questi soggetti possono presentare istanza di interpello se intendono realizzare un piano di investimento nel territorio dello Stato italiano che abbia ricadute occupazionali significative e durature che sia di ammontare non inferiore ai 30 mln di euro.