Seconda Parte Flashcards

(11 cards)

1
Q

Chi è il soggetto attivo?

A

Il soggetto attivo del rapporto tributario, o ente impositore, è il soggetto titolare di poteri autoritativi e titolare di un diritto di credito. L’obbligazione tributaria è un’obbligazione legale, questo significa che a differenza delle obbligazioni di diritto privato, l’obbligazione tributaria non dà spazio alla volontà delle parti: il contribuente, così come l’Amministrazione Finanziaria, non gode di discrezionalità nella disciplina dell’obbligazione; tutto è stabilito dalla legge.
L’esercizio del potere impositivo può essere anche affidato ad un altro soggetto; questo meccanismo di affidamento, però, è del tutto irrilevante rispetto alla individuazione del soggetto attivo titolare del rapporto attivo, che resta lo Stato o l’ente pubblico che istituisce il tributo che avanza nei confronti del contribuente.

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2
Q

Chi è il soggetto passivo?

A

SOGGETTO PASSIVO
Il soggetto passivo è il soggetto tenuto alla prestazione avente carattere patrimoniale, non va però confuso con il contribuente di fatto perché il contribuente di fatto identifica il soggetto sul quale grava l’onere finanziario dell’imposta. Dunque, possiamo identificare il soggetto passivo nel soggetto che realizza il presupposto di imposta, che fa nascere l’obbligazione tributaria, mentre con contribuente di fatto indichiamo il soggetto che materialmente viene inciso dal tributo (quindi, che sopporta l’onere finanziario del tributo). Questa differenza è molto evidente nell’IVA: nell’iva il soggetto passivo è l’imprenditore o il lavoratore autonomo che pone in essere la cessione del bene o la prestazione del servizio mentre il soggetto inciso dall’IVA, ossia quello che effettivamente subisce l’onere finanziario del tributo, è il consumatore finale che acquista il bene o il servizio e sopporta il peso economico del tributo.
Ai fini reddituali i soggetti residenti in Italia hanno per domicilio fiscale il comune dell’anagrafe della popolazione civile residente in cui sono iscritti; per le società e gli enti vale invece il comune dove si trova la sede legale, se siamo di fronte a un soggetto residente non in Italia, il domicilio fiscale sarà quello del comune in cui è prodotto il reddito. Può non essere sempre facile individuare chi sia il soggetto passivo; il criterio che dobbiamo sempre considerare è quello di guardare a chi fa scattare l’obbligazione tributaria.

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3
Q

Cosa si intende con traslazione d’imposta?

A

Con traslazione d’imposta si intende rapporto tra soggetto passivo e contribuente di fatto. Abbiamo distinto tra la figura del:
contribuente di diritto: cioè il soggetto passivo che realizza il presupposto d’imposta;
contribuente di fatto: il soggetto che di fatto sopporta l’onere economico del tributo.
Tendenzialmente queste due figure coincidono in un unico soggetto. Nei casi in cui, viceversa, contribuente di diritto e contribuente di fatto siano soggetti distinti dobbiamo analizzare il rapporto che sussiste fra questi due soggetti. Il rapporto può essere disciplinato dalla legge oppure no.

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4
Q

La legge cosa può fare nel caso il rapporto tra contribuente di diritto e di fatto sia disciplinato?

A

Nel caso di rapporto disciplinato la legge può:
Vietare la traslazione: la legge in particolare può fare divieto rispetto al fenomeno della traslazione dell’imposta, può cioè vietare al soggetto passivo di imposta di addebitare il tributo ad un altro soggetto
Imporla come obbligatoria: in altre situazioni è la legge al contrario a conferire espressamente al soggetto passivo il cosiddetto diritto di rivalsa, cioè imporla come obbligatoria. Il diritto di rivalsa è il diritto di addebitare l’imposta ad un altro soggetto. L’effetto economico della rivalsa prende il nome di traslazione dell’imposta.
Contemplarla come facoltativa: infine, la legge può contemplare la rivalsa anche in modo facoltativo, cioè può autorizzare l’esistenza di clausole contrattuali fra privati che determinano l’effetto economico della rivalsa e realizzano quindi la traslazione dell’imposta.
Nel caso in cui un soggetto abbia pagato un’Imposta dovuta per un presupposto riferibile ad un altro soggetto si realizza una “surrogazione legale” questo a vantaggio di chi, essendo tenuto con altri o per altri al pagamento di un tributo, ha assolto il debito di imposta. Questo soggetto può surrogarsi nei confronti del debitore d’imposta negli stessi diritti che il debitore d’imposta vanta nei confronti del creditore (quindi nei confronti del fisco).

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5
Q

Chi è il sostituto d’imposta?

A

Il sostituto d’imposta è il soggetto che, per legge, paga un’imposta al posto di un’altra persona. L’imposta riguarda fatti o redditi che fanno capo a quest’ultimo soggetto, detto sostituito.
La sostituzione tributaria si basa sul fatto che il sostituto versa somme o valori al sostituito (per esempio uno stipendio o un compenso). Questo sistema è utile per il fisco perché il sostituto non ha interesse a non versare l’imposta, dato che il denaro da pagare non è suo.
Sono sostituti d’imposta, tra gli altri: i soggetti che pagano l’IRES, le società di persone, le associazioni, gli imprenditori individuali e chi esercita arti o professioni. Quando questi soggetti pagano somme che costituiscono reddito (stipendi, compensi di lavoro autonomo, provvigioni, interessi, dividendi, altri redditi di capitale, premi e vincite), devono trattenere una parte dell’importo come imposta (ritenuta) e versarla allo Stato. Un esempio tipico è il datore di lavoro: quando paga lo stipendio al dipendente, trattiene una parte della somma dovuta e la versa al fisco.
Se il sostituito è escluso dal rapporto diretto con il fisco, l’unico soggetto responsabile verso lo Stato, in caso di mancato versamento, è il sostituto d’imposta. Per capire meglio questa responsabilità bisogna distinguere i due tipi di ritenuta previsti dal nostro ordinamento:
la ritenuta a titolo d’acconto
la ritenuta a titolo d’imposta

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6
Q

Spiegami i due tipi di ritenuta previsti dall’ordinamento

A

SOSTITUZIONE A TITOLO D’ACCONTO
Nella sostituzione a titolo d’acconto il sostituto d’imposta non diventa il soggetto passivo dell’imposta, ma ha un obbligo preciso: versare allo Stato le somme che ha trattenuto come ritenuta sui redditi del sostituito. Il pagamento di queste ritenute non chiude definitivamente il debito d’imposta. Per il soggetto che subisce la ritenuta, infatti, esse rappresentano solo un anticipo dell’imposta complessiva che dovrà pagare, dopo che saranno stati calcolati tutti i redditi prodotti nel periodo d’imposta.
La sostituzione a titolo d’acconto serve quindi a permettere allo Stato di incassare l’imposta in modo anticipato.
SOSTITUZIONE A TITOLO D’IMPOSTA
Nella sostituzione a titolo d’imposta la ritenuta fatta dal sostituto chiude definitivamente il rapporto d’imposta tra il sostituito e il fisco. In pratica, l’imposta su quel reddito è pagata una volta per tutte e il sostituito non deve fare altri versamenti. Si parla di sostituzione in senso soggettivo perché l’imposta sul reddito del sostituito viene prelevata e versata da un soggetto diverso da chi percepisce il reddito. Si parla anche di sostituzione in senso oggettivo perché la ritenuta è calcolata applicando un’aliquota fissa, uguale per tutti, che non dipende dall’ammontare complessivo dei redditi del soggetto. Questo tipo di sostituzione è previsto solo in pochi casi.
Per verificare se il sostituito è davvero escluso dal rapporto con il fisco bisogna considerare le situazioni anomale. Se il sostituto non effettua la ritenuta ma versa comunque l’importo al fisco, non ci sono problemi, perché lo Stato ha comunque incassato l’imposta.
Se invece il sostituto non effettua la ritenuta e non versa nemmeno l’imposta, una norma specifica (art. 35 del DPR 602/1973) stabilisce che anche il sostituito è responsabile verso il fisco insieme al sostituto.
Sia nella sostituzione a titolo d’acconto sia in quella a titolo d’imposta, il sostituto è semplicemente un soggetto incaricato dalla legge di pagare l’imposta per conto del sostituito. Il meccanismo è legittimo dal punto di vista costituzionale perché la ritenuta colpisce comunque un reddito prodotto dal sostituito.

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7
Q

Chi è il responsabile d’imposta?

A

RESPONSABILE D’IMPOSTA
Il responsabile d’imposta è il soggetto che è tenuto a pagare il tributo insieme ad altri, anche se il presupposto dell’imposta riguarda esclusivamente un altro soggetto. Egli, infatti, non realizza il presupposto del tributo, ma pone in essere una situazione diversa e collegata, che lo rende obbligato dal punto di vista fiscale.
L’obbligazione del responsabile d’imposta è quindi dipendente e solidale rispetto a quella dell’obbligato principale: non nasce perché ha contribuito a realizzare il presupposto d’imposta, ma perché ha realizzato una fattispecie ulteriore, prevista dalla legge, distinta da quella che fa nascere l’imposta in capo al debitore principale.
Quanto alla sua posizione, il responsabile d’imposta non è il vero soggetto passivo dell’imposta, ma interviene solo per garantire l’applicazione e il pagamento del tributo. La funzione di questa figura è infatti quella di rafforzare la tutela del fisco, aumentando le possibilità di riscossione.
Nei rapporti con il fisco, il responsabile d’imposta è considerato coobbligato in solido con l’obbligato principale e l’erario può chiedere il pagamento indifferentemente all’uno o all’altro. Nei rapporti interni, invece, se il responsabile d’imposta paga il tributo, ha il diritto di rivalersi per l’intero sull’obbligato principale, recuperando quanto versato.

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8
Q

Cos’è la solidarietà tributaria e quali sono le tipologie?

A

Anche l’obbligazione tributaria, come ogni obbligazione di diritto civile, può essere solidale. In ambito tributario vale infatti l’art. 1292 del Codice Civile, secondo cui l’obbligazione è solidale quando più debitori sono tenuti tutti alla stessa prestazione, in modo che ciascuno può essere obbligato a pagare l’intero e il pagamento di uno libera anche gli altri.
La solidarietà paritaria si ha quando il presupposto del tributo è riferibile a più soggetti: tutti i soggetti passivi realizzano lo stesso presupposto d’imposta e sono obbligati allo stesso modo.
La solidarietà dipendente si ha invece quando esiste un obbligato principale, che ha realizzato il presupposto d’imposta, e un obbligato dipendente, che non ha realizzato il presupposto ma è comunque tenuto al pagamento perché ha posto in essere una fattispecie collegata prevista dalla legge.
Il fisco, come qualsiasi creditore, può scegliere se chiedere il pagamento a uno solo dei debitori o a tutti. Il pagamento effettuato da uno di essi libera anche gli altri. Per poter pretendere il tributo da un condebitore, il fisco deve comunque notificare un atto impositivo, come l’avviso di accertamento.

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9
Q

Cos’è la fattispecie impositiva e il presupposto d’imposto?

A

La fattispecie impositiva è l’insieme degli elementi che, quando si verificano, fanno nascere l’obbligo di pagare un tributo. È quindi la descrizione astratta, fatta dalla legge, di tutto ciò che serve per stabilire se l’imposta è dovuta (an) e quanto deve essere pagato (quantum). Al suo interno si distinguono due elementi: il presupposto d’imposta e la base imponibile.
Il presupposto d’imposta è il fatto imponibile, cioè l’evento o la situazione della vita che fa scattare l’obbligo tributario. In base all’articolo 53 della Costituzione, questo fatto deve sempre esprimere una capacità contributiva (forza economica), perché il presupposto rappresenta la giustificazione del prelievo fiscale. La base imponibile serve a determinare l’ammontare del tributo dovuto. È il valore o la misura su cui si applica l’imposta e costituisce quindi il parametro in base al quale si calcola il tributo.

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10
Q

Cosa rappresenta la base imponibile?

A

La base imponibile rappresenta la dimensione quantitativa del tributo: è il valore, di solito espresso in denaro, che costituisce la base di calcolo dell’imposta. L’imposta può essere stabilita in misura fissa, cioè con un importo predeterminato, come accade per l’imposta di registro, l’imposta di bollo, la tassa sulle concessioni governative e la tassa sul passaporto. In altri casi, invece, l’imposta è calcolata applicando un’aliquota a una base imponibile monetaria, cioè una percentuale sull’imponibile.
L’aliquota è la percentuale che, applicata alla base imponibile, determina l’importo del tributo dovuto. Essa può essere fissa o progressiva.
Quando l’aliquota è fissa si ha un’imposta proporzionale: il tributo cresce in misura proporzionale alla base imponibile e la percentuale applicata non cambia. Un esempio è l’imposta sulla compravendita di immobili, che applica la stessa aliquota indipendentemente dal valore dell’immobile (cosiddetta flat tax).
L’aliquota progressiva, invece, aumenta all’aumentare della base imponibile. Questo tipo di aliquota è tipico dell’IRPEF, l’imposta centrale del nostro sistema tributario, in attuazione dell’art. 53, secondo comma, della Costituzione. La progressività è realizzata per scaglioni: il reddito è diviso in fasce e a ciascuna fascia si applica una diversa aliquota, più elevata man mano che il reddito cresce.

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11
Q

L’autotassazione

A

In Italia il tributo deve trovare attuazione senza interventi da parte della pubblica amministrazione. Il sistema si basa essenzialmente sulla autotassazione ovvero sulla autodeterminazione delle imposte da parte dei contribuenti, ciascun soggetto passivo deve quindi individuare quale tributo è chiamato a corrispondere, lo deve calcolare e lo deve liquidare. Questa operazione è definita anche “autoliquidazione”. Nella maggioranza dei casi l’autotassazione prevede anche un obbligo dichiarativo, devo anche comunicare delle informazioni all’Amministrazione Finanziaria

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