PROSTATA Flashcards

(21 cards)

1
Q

come si cercano cell secretorie, basali e neuroendocrine nella prostata? + come appare macroscopiamente la IPB

A
  • secretorie: PSA
  • basali: citocheratine (importanti quando assenti - tumore)
  • cell neuroendocrine: granuli secrezione. (trofismo legato ai vasi e terminazioni nervose)

IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA
- noduli fibromuscolari stromali puri
- noduli fibroepiteliali con predominanza ghiandolare.
- la proliferazione ghiandolare si presenta come aggregazione di gh di diverse dimensioni circoscritte da un duplice strato, uno interno cilindrico e uno esterno cuboide o piatto, su mb.

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2
Q

4 cause da considerare nel tumore prostata

A

TUMORE PROSTATA CAUSE
- suscettibilità genetica
- infiammazione cronica (stimolazione danno e riparazione)
- agenti infettivi
- cancerogeni alimentari: carni rosse, arrosto, latte (calcio)

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3
Q

Quali sono i due strati cellulari che rivestono i tubuli e gli alveoli della ghiandola prostatica normale? + Cosa sono i corpora amylacea riscontrabili nell’istologia della prostata e in quale fascia d’età aumentano?

A

Risposta: Uno strato superficiale di cellule luminari cubiche/cilindriche (secernenti PSA e PAP) e uno strato basale discontinuo di cellule appiattite/cubiche. La persistenza dello strato basale è il marker istologico chiave per escludere l’adenocarcinoma.

Risposta: Sono concrezioni lamellari di glicoproteine calcificate che si accumulano nel lume dei lumi ghiandolari. Aumentano fisiologicamente con l’avanzare dell’età e non hanno significato patologico intrinseco.

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4
Q

In quale specifica regione anatomica origina l’iperplasia prostatica benigna (IPB) e come differisce dalla sede tipica del carcinoma?

Qual è il ruolo del diidrotestosterone (DHT) e dei fibroblasti stromali nella patogenesi dell’iperplasia prostatica benigna (IPB)?

A

Risposta: Origina esclusivamente nella zona di transizione (periuretrale). Il carcinoma origina invece nell’80% dei casi nella zona periferica; per questo l’IPB causa sintomi urinari ostruttivi molto più precocemente del tumore.

Risposta: Il testosterone è convertito in DHT dalla 5-alfa-reduttasi stromale. Il DHT stimola i fibroblasti a produrre fattori di crescita (FGF, TGF-β) che inducono la proliferazione sia delle cellule epiteliali che di quelle stromali, creando i noduli iperplastici.

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5
Q

In cosa consiste la seconda tappa (Promozione) e in che modo differisce dall’iniziazione? + Quali cambiamenti caratterizzano la terza tappa (Progressione) della patogenesi tumorale? + Cos’è la PIN (Prostatic Intraepithelial Neoplasia) di alto grado e quale reperto istologico ne conferma la natura non ancora invasiva?

A

Risposta: È un processo reversibile in cui stimoli non mutageni (ormoni, infiammazione) inducono la proliferazione della cellula iniziata. Non altera il DNA, ma favorisce l’espansione clonale delle cellule mutate.

Risposta: È la fase di acquisizione del fenotipo maligno. Si verifica instabilità cariotipica, aumento della velocità di crescita e capacità di neo-angiogenesi, rendendo la popolazione cellulare eterogenea e aggressiva.

Risposta: È il precursore del carcinoma prostatico, caratterizzato da atipie nucleari citologicamente identiche al cancro. La natura non invasiva è confermata dalla persistenza dello strato basale (positivo a p63/CK34βE12), che scompare nel carcinoma.

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6
Q

Qual è l’eziologia della CIN (Cervical Intraepithelial Neoplasia) e come si stratifica in base all’interessamento dello spessore epiteliale?

A

Risposta: È causata dall’integrazione di HPV ad alto rischio (16, 18). Si divide in CIN 1 (atipie nel terzo inferiore), CIN 2 (due terzi inferiori) e CIN 3/Carcinoma in situ (intero spessore), dove il rischio di progressione a cancro invasivo è massimo.

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7
Q

Cosa indica il termine DIN (Ductal Intraepithelial Neoplasia) nella patologia mammaria e qual è la sua rilevanza clinica? /// quale mutazione determina passaggio a forme invasive?

A

Risposta: È una classificazione che raggruppa le lesioni proliferative atipiche del seno, dall’iperplasia duttale atipica al carcinoma duttale in situ (DCIS). Indica cellule neoplastiche confinate all’interno del sistema duttale, senza superamento della membrana basale.

a seconda dell’organo, il primo stadio viene definito con intraepithelial neoplasia.

PASSAGGIO A FORME INVASIVE
- PTEN (oncosoppressore)

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8
Q

Qual è il meccanismo molecolare alla base della fusione TMPRSS2-ERG e come viene identificata mediante la tecnica FISH?

Quale significato clinico ha l’iperespressione della proteina ERG derivante dalla fusione genica e a quale grado di invasività è associata?

A

Risposta: È una traslocazione (o delezione interstiziale) che pone l’oncogene ERG sotto il controllo del promotore del gene TMPRSS2, che è androgeno-rispondente. Tecnicamente si usa la FISH “break-apart”: se i segnali fluorescenti rosso (estremità 5’) e verde (estremità 3’) del gene ERG sono separati o uno è perso, la traslocazione è confermata.

Risposta: ERG agisce come fattore di trascrizione che promuove la transizione epitelio-mesenchimale e l’invasione tissutale. Nonostante l’aggressività biologica in vitro, paradossalmente la sua presenza isolata è spesso associata a tumori con bassa invasività clinica e decorso più indolente rispetto ai sottotipi ERG-negativi.

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9
Q

Quali sono le caratteristiche biologiche del sottotipo di tumore prostatico caratterizzato da mutazioni di SPOP?

Quali alterazioni molecolari nel carcinoma prostatico indicano un fenotipo a bassa invasività e potenziale eleggibilità per la sorveglianza attiva?

A

Risposta: Le mutazioni di SPOP (un adattatore della ubiquitina-ligasi) sono mutuamente esclusive con la fusione ERG. Questo sottotipo presenta un’elevata instabilità genomica con numerose delezioni somatiche (es. PTEN, CHD1), ma è generalmente associato a una migliore sensibilità ai trattamenti ormonali rispetto ad altri sottotipi mutati.

c’è anche mutazioni IDH1 - bassa invasività.
Risposta: Oltre alla mutazione di IDH1, l’assenza della delezione di PTEN e bassi livelli di espressione di marker di proliferazione (come Ki-67 <3%) o l’assenza di firme geniche correlate al ciclo cellulare (es. test Prolaris o Oncotype DX) indicano un basso rischio di progressione.

Clinicamente, BRCA2 è associato a un Gleason Score più elevato alla diagnosi

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10
Q

Qual è l’indicazione specifica approvata per l’uso di Olaparib nel trattamento del carcinoma della prostata?

Qual è la tecnica di prelievo e mappatura del carcinoma prostatico?

A

Risposta: È indicato come monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) che presentano mutazioni germinali o somatiche dei geni coinvolti nella ricombinazione omologa (HRR), come BRCA1 o BRCA2, e che sono progrediti dopo una precedente terapia con nuovi agenti ormonali (es. abiraterone o enzalutamide).

Risposta: Si esegue una biopsia Fusion: la RM Multiparametrica (pre-operatoria) identifica i target (PIRADS ≥3), che vengono poi fusi in tempo reale con l’Ecografia transrettale per guidare l’ago. Si prelevano solitamente 12 frustoli (mappatura sistematica per settori) più prelievi mirati (target) sulla lesione sospetta. L’accesso può essere transrettale o, preferibilmente per minor rischio infettivo, transperineale.

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11
Q

Come avviene tecnicamente il taglio del frustolo bioptico della prostata, quali sono le sue dimensioni medie e come viene fissato?

Quali sono le colorazioni e le indagini immunoistochimiche fondamentali per studiare un frustolo di biopsia prostatica e confermare la malignità?

A

Risposta: Si utilizza un ago tranciante (Tru-Cut) che preleva cilindri di tessuto (frustoli) lunghi circa 15-20 mm e larghi 1 mm. Il campione deve essere immediatamente fissato in formalina neutra tamponata al 10%. In laboratorio, il frustolo viene incluso in paraffina e tagliato al microtomo in sezioni sottilissime (3-5 micron) per l’analisi microscopica.

Risposta: La colorazione base è l’Ematossilina-Eosina (EE) per valutare l’architettura ghiandolare. In caso di dubbio, si ricorre al cocktail di anticorpi PIN-4: si ricerca la perdita dello strato basale (negatività per p63 e citocheratine ad alto peso molecolare) associata alla positività per P504S (racemasi), marker di iperespressione neoplastica.

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12
Q

Qual è il criterio architettonico definitorio di un adenocarcinoma e quale struttura cellulare deve obbligatoriamente formare?

A

Risposta: È un tumore maligno dell’epitelio ghiandolare che deve mostrare la formazione di lumi ghiandolari, strutture acinari o papillari.
- Le cellule presentano una chiara polarità funzionale (nucleo alla base, citoplasma apicale con attività secretoria) e sono separate dallo stroma dalla membrana basale, finché non avviene l’invasione.

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13
Q

Qual è il prodotto di secrezione tipico degli adenocarcinomi e quale colorazione istochimica ne permette l’identificazione certa?

Quali sono le 4 varianti morfologiche “classiche” di adenocarcinoma da conoscere per la diagnostica d’organo?

A

Risposta: Producono frequentemente mucinie (glicoproteine). Si identificano con la colorazione PAS (Periodic Acid-Schiff) o l’Alcian Blu, che evidenziano i vacuoli di muco intracidoplasmatici (cellule a castone) o il muco extracellulare, segno distintivo della differenziazione ghiandolare.

VARIANTI DI ADENOCARCINOMA
- ACINARE: Formazione di piccoli tubuli/ghiandole (es. Prostata).
- PAPILLARE: Crescita su assi fibrovascolari (es. Tiroide, Rene).
- MUCINOSO/COLLOIDE: Cellule immerse in laghi di muco (es. Colon, Mammella).
- CELL A CASTONE (Signet-ring): Il muco spinge il nucleo in periferia, tipico del carcinoma gastrico diffuso.

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14
Q

Perché è fondamentale l’applicazione dell’inchiostro di china sulla superficie esterna del pezzo operatorio dopo una prostatectomia totale?

Qual è il significato prognostico del reperto di cellule neoplastiche a contatto con l’inchiostro di china e come influenza il follow-up del paziente?

A

Risposta: Serve a marcare il margine di resezione chirurgico. Poiché la prostata non ha una vera capsula anatomica ma una pseudocapsula fibro-muscolare, l’inchiostro permette al patologo di distinguere se le cellule tumorali raggiungono il limite del taglio chirurgico (margine positivo, R1) o se sono circondate da tessuto sano.

Risposta: Indica un margine chirurgico positivo, che correla con un elevato rischio di recidiva biochimica (risalita del PSA) e persistenza locale di malattia. Questo dato è cruciale per decidere se sottoporre il paziente a radioterapia adiuvante o a una sorveglianza post-operatoria più stretta.

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15
Q

Perché l’eterogeneità focale del tumore della prostata rappresenta uno dei principali limiti della biopsia prostatica?

A

Risposta: Perché il carcinoma prostatico spesso non è uniforme, ma è composto da focolai multipli con grado, estensione e aggressività differenti all’interno della stessa ghiandola. La biopsia campiona solo piccoli cilindri di tessuto e quindi può non intercettare il focolaio più aggressivo oppure sottostimare la quota di tumore ad alto grado. Il problema principale è quindi il sampling error, cioè un errore di campionamento: la biopsia può documentare un tumore meno aggressivo di quello realmente presente. Questo ha un impatto clinico rilevante, perché può portare a undergrading, sottostadiazione biologica, scelta inappropriata di sorveglianza attiva invece di trattamento radicale, oppure a una valutazione incompleta del rischio prognostico.

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16
Q

Che cos’è lo schema di Gleason e perché è così importante nella pratica clinica del carcinoma prostatico?

A

Risposta: Lo schema di Gleason è un sistema istologico che valuta il carcinoma prostatico in base alla sua architettura ghiandolare, cioè a quanto il tessuto tumorale ha perso l’organizzazione normale. Si identificano i due pattern istologici predominanti e si sommano, ottenendo uno score, per esempio 3+4=7 o 4+3=7. Questo punto è decisivo: i due tumori hanno entrambi score 7, ma 4+3 è biologicamente più aggressivo di 3+4, perché il pattern prevalente è quello peggiore. Oggi il Gleason è fondamentale perché correla con aggressività biologica, rischio di estensione extracapsulare, probabilità di recidiva, presenza di metastasi e scelta terapeutica.

17
Q

Come si definisce il Gleason Score finale in un pezzo operatorio di prostatectomia? + Qual è la differenza clinica tra un Gleason 7 (3+4) e un Gleason 7 (4+3)? + Cosa caratterizza il Gleason Pattern 4 a livello microscopico e perché è un punto di svolta prognostico?

A

Risposta: Sommano il pattern primario (quello più rappresentato nel pezzo) e il pattern secondario (il secondo più rappresentato). Esempio: un pattern 3 prevalente con aree di pattern 4 dà un Gleason Score 7 (3+4).

Risposta: Il 4+3 è significativamente più aggressivo, poiché la componente di grado 4 (ghiandole fuse/cribriformi) è quella dominante (>50%), raddoppiando quasi il rischio di progressione rispetto al 3+4.

Risposta: La perdita di ghiandole individuali e la comparsa di ghiandole fuse, masse solide o pattern cribriformi (aspetto a “setaccio”). Indica una decisa perdita di differenziazione e una maggiore capacità infiltrativa.

18
Q

Quali sono le caratteristiche del Gleason Pattern 5 e cosa rappresenta per la sopravvivenza del paziente?

Cosa sono i Gleason Grade Groups (ISUP) e perché sono stati introdotti nella pratica clinica?

A

Risposta: Totale assenza di formazione ghiandolare; si osservano cordoni solidi, singole cellule infiltrate o necrosi comedonica. Rappresenta il massimo grado di malignità e correla con un’altissima probabilità di metastasi precoci.

Risposta: Sono 5 gruppi (1-5) che raggruppano i Gleason Score (es. GG1 = 3+3, GG5 = 9-10). Introdotti per semplificare la comunicazione al paziente e riflettere meglio la reale stratificazione del rischio (separando ad esempio nettamente il 3+4 dal 4+3).

19
Q

quale gleason score è il candidato ideale per la sorveglianza attiva? da quale si parte col trattamento radicale?

Quali sono i parametri clinico-patologici che definiscono il Carcinoma Prostatico Clinicamente Significativo (csPCa) e perché è fondamentale distinguerlo dal tumore indolente?

A

un Gleason 3+3 (Grade Group 1) è il candidato ideale per la sorveglianza attiva, mentre dal Gleason 7 (Grade Group 2/3) in su il rischio biologico impone quasi sempre un trattamento radicale

Risposta: Si definisce significativo un tumore con Gleason Score ≥ 7 (Grade Group ≥ 2) e/o volume tumorale > 0.5 ml. Identificarlo è cruciale per evitare il sovratrattamento (overtreatment): i tumori non significativi (GG1, basso volume) raramente progrediscono o causano morte, mentre il csPCa richiede un intervento radicale per prevenire metastasi e decesso.

20
Q

Qual è il regime chemioterapico di prima linea per il Carcinoma Neuroendocrino della Prostata (NEPC)?

Qual è l’epidemiologia e l’approccio terapeutico standard per l’Adenocarcinoma Acinare della prostata?

A

ricorda che è tipico di pz metastatici iniziati a trattare con terapia ormonale - cell sviluppano resistenza diventando neuroendocrine.

Risposta: Si utilizza l’associazione Platino (Cisplatino/Carboplatino) ed Etoposide. Assume un comportamento biologico simile al microcitoma polmonare ad alta proliferazione.

Risposta: È il tumore maschile più frequente (~20% di tutti i tumori maschili), tipico dell’età avanzata. La prognosi è generalmente buona (sopravvivenza a 5 anni >90%). La terapia varia in base al rischio: Sorveglianza Attiva (basso rischio), Prostatectomia Radicale o Radioterapia (rischio intermedio/alto), e Terapia di Deprivazione Androgenica (ADT) per le forme metastatiche.

21
Q

Quali sono le caratteristiche cliniche e la prognosi del Carcinoma Duttale della prostata rispetto alla variante acinare? /// differenza tra tumore prostatico T3a e T3b

A

Risposta: È una variante rara ma molto più aggressiva. Si presenta spesso con livelli di PSA sproporzionatamente bassi rispetto all’estensione della massa. Ha una tendenza precoce all’invasione dell’uretra e alla diffusione metastatica. La prognosi è peggiore dell’acinare e richiede spesso un approccio terapeutico multimodale (chirurgia + chemio/radio) più tempestivo.

T3: esce dalla capsula
T3a: invade solo adiposo
T3b: invade anche vescicole seminifere

ricorda che T1 è nn palpabile confinato, T2 invece palpabile ma sempre confinato.